Andrea Strumia, comunicare per lasciare un segno

Comunico per professione. Sono giornalista, copywriter, consulente di comunicazione e marketing. Sono, soprattutto, il risultato di una solida formazione, di una storica gavetta e di una lunga esperienza professionale.

Comunico da sempre. Nel senso che non ricordo con precisione quando ho incominciato. Ufficialmente all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso (ma dai… già un secolo?). In realtà molto prima, più o meno subito dopo aver imparato a camminare, quando mi cimentai nella mia prima impegnativa lettera a Babbo Natale.

Non arrivò nessun regalo, quell’anno, e questo non è un bel biglietto da visita per uno che sarebbe diventato un comunicatore professionista, ma c’è una spiegazione: la scrissi da destra a sinistra perché sono mancino, e nessuno la capì. Compreso Babbo Natale, nelle cui potenzialità dunque smisi di credere molto presto.

Fortunatamente mi lasciarono continuare ad usare la sinistra, ma mi convinsero a cambiare almeno direzione, provocando danni i cui effetti si intuiscono tuttora.

Maturità classica al “Cavour” di Torino, laurea in Filosofia nella stessa città, ho incominciato a lavorare fin dai primi anni dell’università, non ho mai smesso di scrivere, creare, comunicare e, con le attuali prospettive di pensione, credo che mai smetterò.

Ho lavorato alle dipendenze di giornali, case editrici e agenzie di pubblicità. In particolare, ho avuto la fortuna di potermi formare come copywriter sgobbando a bottega in una delle ultime storiche sigle torinesi di comunicazione e marketing (come si faceva dopo la laurea, appunto, nel secolo scorso).

Lì rimasi una decina d’anni, mi fecero pelo e contropelo, mi sfuttarono a dovere ma trovai dei maestri che mi insegnarono il mestiere. E che decisero per me che cosa sarei diventato: un professionista che non si accontenta mai, che ricerca la perfezione sempre pur sapendo che è impossibile da raggiungere (mah, non è mica detto…), che offre ai clienti strategia seria e non mera tattica camuffata da soluzione, che quando un cliente non comprende il valore di un progetto non si affanna a spiegarglierlo più di tanto ma lo invita semplicemente a misurarne i risultati.

Verso la metà degli anni Duemila decisi di mettermi in proprio e di correre da solo, alla vigilia di una serie di catastrofi planetarie, dal crollo delle borse alla recessione economica, rivelando un’invidiabile scelta di tempo. Ma ciò che non uccide fortifica. E io sono sopravvissuto.

Incominciai a creare e a realizzare da solo progetti di comunicazione e marketing per aziende di ogni tipo, a fornire consulenza di comunicazione isituzionale e servizi di ufficio stampa a istituzioni ed enti pubblici, a sviluppare e approfondire un’attività di formazione specializzata inizialmente dedicata ai miei clienti e al mondo imprenditoriale e istituzionale e poi allargatasi alle scuole di formazione, agli istituti scolastici, a giovani laureandi e laureati, a professionisti e a tutti coloro che sono interessati a studiare le tecniche di comunicazione e di scrittura. E così nacquero i mei corsi.

Dieci anni più tardi diedi vita a ProgrEdit, che ancora oggi costituisce il braccio operativo della mia attività di consulenza grazie alla collaborazione con una rete di professionisti di valore che mi consentono di ampliare le competenze praticamente senza limiti e di offrire ai miei clienti un servizio di comunicazione completo, solidamente fondato sulla vecchia scuola ma al tempo stesso costantemente aggiornato e soprattutto un po’ visionario.

Perché se nella comunicazione ti limiti ad applicare delle regolette e non inventi e crei qualcosa di nuovo ogni giorno, arrivi secondo. E se arrivi secondo, il segno che lasci – per te e per i tuoi clienti – dura il tempo di un’impronta sul bagnasciuga.

Andrea Strumia, 30 anni di comunicazione e marketing

Lasciare un segno per le imprese

Poche storie: lasciare un segno per un’impresa – dalla start up alla grande azienda – vuol dire prosaicamente aiutarla a fare business, a presidiare il proprio mercato, a coccolare i suoi clienti, a trovarne di nuovi, a tutelare la sua immagine, a rafforzarne la reputazione, a veicolarne i valori. Vuol dire, insomma, aiutare l’impresa a raggiungere risultati concreti.

Però… c’è un però. E riguarda il metodo.

La comunicazione – quella vera e professionale s’intende – permette di raggiungere risultati perché abbina la concretezza all’atto creativo (la poesia per gli antichi Greci) e la strategia alla tecnica (l’arte, sempre per Aristotele e compagni). Ovvero utilizza la creatività per un obiettivo concreto. Costruisce un rigoroso apparato logico e lo rende irresistibile con le più raffinate tecniche di seduzione. Tutto questo è maledettamente affascinante ed è ciò che più amo nella mia professione.

È questo ciò che offfro alle aziende di ogni tipo attraverso un percorso di consulenza rigoroso e continuativo, mescolando strategia e creatività per dare anima al loro brand, per farlo vivere e brillare, per renderlo irresistibile ai loro potenziali clienti.

Lasciare un segno per gli enti pubblici

Qui il discorso è altrettanto delicato e affascinante, ma sotto una prospettiva diversa. Entra in gioco la differenza sottile tra comunicazione e informazione: ignorarla, per un professionista (ma si può ignorarla ed essere davvero professionisti?) genera disastri. Ho visto giornalisti che fino al giorno prima redigevano classifiche di calcio dilettantistico per testate locali proporsi agli enti pubblici per la comunicazione istituzionale. E clienti che naturalmente ci cascano, salvo poi cercarmi per rimuovere le macerie.

Quando capita, generalmente passo oltre perché se il cliente ci è cascato i casi sono due: o ha ingaggiato il suo “comunicatore” secondo la logica degli amici degli amici – cosa piuttosto frequente nel settore pubblico – oppure non sa distinguere una patata da un tartufo. In entrambi i casi, non è un cliente per me, né io sono il professionista giusto per lui.

Non è snobismo, al contrario: è amore per la professione che svolgo da più di trent’anni, ma soprattutto è rispetto per il denaro pubblico che mi viene corrisposto e per i cittadini ai quali è diretta la comunicazione e che sono i proprietari di quel denaro.

Perché la comunicazione è un meccanismo perfetto che richiede strategia, non tattica. Soluzioni, non trucchi. Seduzione, non truffa. E soprattutto creatività, quell’azione meravigliosa che da un lato ti aiuta a capire la realtà fornendoti gli strumenti per analizzarla e dall’altro ti mostra la realizzabilità dei sogni.

Lasciare un segno nei miei allievi

Questa è la terza area della mia attività, la naturale estensione della mia professione di consulente di comunicazione.

Ma attenzione: i miei corsi – che si tratti di moduli di addestramento per il personale aziendale o di percorsi formativi per privati – non sono un trasferimento di sapere, bensì piuttosto la condivisione di un problema e la creazione della sua soluzione.

Quand’ero piccolo, la maestra delle elementari ci spiegò l’analisi logica facendoci disegnare, ritagliare e comporre tanti vagoncini di un treno quanti erano i sintagmi e i componenti di una frase. Inutile dire che la cosa mi piacque tantissimo, del resto sulla mia psiche erano già evidenti i danni provocati dalla costrizione al cambio di direzione della scrittura da destra a sinistra. In ogni caso, mi appassionavo a costruire e a distruggere frasi, a montarle e a smontarle, a farle danzare da un estremo all’altro del loro significato.

Ecco, questa ancora oggi è l’essenza dei miei corsi. Intendiamoci, non faccio disegnare treniti ai miei allievi… Sto parlando del metodo.

Ogni tecnica di comunicazione, ogni passo di una strategia, ogni tecnica di scrittura, ogni singola parola, ogni emozione, tutto viene sezionato e ridotto all’infinitamente piccolo, creato e dissolto, montato smontato e rimontato, per dimostrare con infallibile certezza la stessa teoria di partenza: che la comunicazione non è tale se non produce risultati concreti. E per insegnare ai miei allievi a lasciare un segno. Sempre.

E infine… grazie, Babbo Natale

Perché in fin dei conti tutto nasce sempre da un fallimento, piccolo o grande che sia.

Se Babbo Natale in quel lontano 1975 avesse compreso la mia pseudo scrittura di bimbo treenne avrei rischiato di sentirmi… arrivato, non avrei capito che qualcosa non andava, che non avrei potuto costringere per tutta la vita la gente a tenere con sé uno specchio per leggere la mia scrittura, non avrei ascoltato il saggio consiglio di mettermi a scrivere nella direzione comune anche se contraria alla mia natura, non avrei imparato che spesso dobbiamo adattarci al mondo senza pretendere di essere compresi per come siamo, perché solo così possiamo comprederlo e portarlo dalla nostra parte. Che è poi lo scopo della comunicazione.

E soprattutto non avrei scoperto la professione più bella del mondo.

Anche se, detto fra noi, Babbo Natale un piccolo sforzo per capirmi avrebbe potuto farlo (in fondo chiedevo solo una macchinina, mica la Luna).

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L’intesa professionale nasce sempre da un’intesa personale. Che tu sia un’azienda o un ente pubblico, una start up o un professionista. Che tu voglia saperne di più sui miei servizi di comunicazione oppure sui miei corsi. Che tu sogni di diventare un copywriter ma non sai sa dove iinziare. Chiamami e parliamo. Perché la creatività nasce sempre dalle parole. Così come i progetti, i successi, i risultati.

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